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giovedì 7 aprile 2011

Di tarli ,mondine e di vecchi sentimenti.

ci sono cose che ti guardano dall’alto delle pareti
come quadri ai vecchi sentimenti,
alla gogna,appesi,
al muro polveroso della dimenticanza.
queste cose non parlano più la nostra lingua,
distani ventimila leghe dai nostri gesti ormai maturi,
e pure le loro inmmagini crocefisse dal tempo
sono come un tarlo di titanio dentro gli occhi,
se di giorno si confondono nel traffico dei volti
di notte depongono le uova nel silenzio
e gracchiano canzoni tristi contro il tempo
come mondine a strappare dalla terra il riso
in pantani di lacrime.

da: I dialoghi Sperduti di Bibappa.

da: I dialoghi Sperduti di Bibappa.
‎*oggi indosso tre maglie blu
ed un pantalone marrone…
casomai qualcuno, poco accorto,
avesse da smentire
la mia appartenenza ai cieli.

-E il marrone?
chiese lo scettico.
*Appartenere ai cieli
implica,su questa terra,
nuotare nella merda…

Pescatore.

Pescatore.
Ci deve essere un filo
sottilissimo di sangue
e di vento
che lega i ricordi 
alla primavera,
più passa il tempo
più a lungo ci raggomitoliamo…
come un pescatore
che salpa le reti in pieno giorno
cerca con lo sguardo casa sua
tra le case distanti del borgo
mentre sua moglie
capelli neri lucidi di sole,
raccoglie il bucato
di una notte d’amore.

lunedì 4 aprile 2011

Aprile.
la primavera cresce
dentro la mia bocca
come una spuma di parole,
da abbellire 
come le calligrafie
degli otto anni,
delle righe sottili,
dei quaderni Pigna
della terza elementare;

il verde prato al vento
color banco di scuola,
il legno sottile dei seggiolini
e del loro scricchiolare
sotto ai nostri pochi chili di culo
senza peli.

cammino la strada di adesso
con tremende fitte alle ossa,
male articolo i movimenti ,
e le parole sono quelle
di chi ha giocato troppo
con i piedi,
senza curarsi sempre dei pensieri,

la strada si fa sempre più bianca
se cammini contro il sole, 
e gli occhiali scuri
aiutano fino a un certo punto.

le  calze di nylon
che hai lasciato in fretta,
sopra la spalliera 
della sedia rossa
della mia stanza,
sono l’abbraccio freddo
del tempo che ritorna
ad ogni Aprile,

lasciale là, ti dissi,
andiamo…,
svestirsi al sole
ha sempre il gusto
della riconquista
di una libertà rubata.

mercoledì 30 marzo 2011

Stanze

Ci sono stanze d'albergo
che cantano tristi canzoni,
nascono nelle penombre acriliche
dei tessuti a basso costo,
per  diventare,col tempo,
una languida sfumatura di giallo,
come l'odore del fritto,inarrestabile,
ricopre d'olio qualsiasi idea di cielo.

In camera mia
troverete sempre una finestra aperta,
non correrò il rischio
di lasciare  il mio sguardo
rimbalzare come una mosca,
tra queste quattro mura,
all'infinito.

lunedì 28 marzo 2011

Oasi


Oasi

un tempo,
quando ero innamorato
scrivevo lunghe terrificanti
posie di solutudine,
adesso,nessun terrore
abiterebbe la mia solitudine,
ma la certezza del deserto
che vive oltre il deserto,
distende la mia vita come un manto,
ed ogni incontro
placa la mia sete come un'oasi,
ho la certezza intima del futuro
domani sarò di nuovo in viaggio.

Verde,niente a che vedere con la speranza.

Ho strappato di ruggine
i miei jeans nuovi,
è stato il ferro pesante
d’un pensiero di morte
precipitato al sole.

Non c’è pace,
il bianco dei miei jeans
ha uno squarcio rosso,
e tutti gli altri, intorno,
a fare festa in mezzo al prato,
che acceso di verde e di Marzo
pare inscenare distratto
la danza del mare
della dimenticanza.

tutto poi si tinge di verde,
come i miei occhi alla luce del sole
s’accendono,
così si adegua tutto il resto alla natura,
cascasse il mondo,
domani aspetteremo ancora
il filo d’erba e il sole.

Euforico un brindisi 
avrà il sapore del ferro
e nessuno più ne capirà
il motivo,nemmeno io.

Soltanto verde e sole intorno,
per la seconda volta le radiazioni
ci renderanno ciechi.

Che nessuno brindi, poi,
senza guardarmi negli occhi.


Di Michele Cristiano Aulicino o se preferisci Bibappa Lula.

giovedì 24 marzo 2011

Da molto vicino.

Da molto vicino.
Da molto vicino
ho visto le tue ciglia
mal sopportare il vento,
ho bevuto le tue lacrime
prima ancora  che mi bevessi seme,
ho creduto alla mia mano 
quando ti ha cercata nel sonno,
tutto così si perde alle parole.
scrivere è partire verso terre lontane,
ciò che scrivo si allontana dalle mie labbra
almeno quanto la tua bocca,
scrivere è amare
parlare è dimenticare.
Prima o poi tutto si allontana,
nella migliore delle ipotesi,
paradossalmente,
sarà la morte a sorprenderci,
a renderci immortali.

lunedì 21 marzo 2011

ASPETTA PRIMAVERA ...


sbocciano di neve i peschi di Mukushima
mutano radioattivi la primavera,
immersi per metà nel fango,

come tanti piccoli bonsai, le cime,rosa,
stentando la lingua cromatica della speranza.

qualcuno ha visto l'aurora appena prima dello schianto,
altri nella valle troppo distanti dai colli,
hanno aspettano sui tetti,

i quattro cavalieri del mare,sono arrivati tuonando,
brandivano spade di schiuma e nessuno scudo,
chè iddio, vigliacco, non teme l'offesa.

il rosso, in Africa, ha anticipato la stagione,
ma prima del geranio è sbocciato il fuoco,
seminava semi di piombo,innaffiava la terra di sangue.

Abbiamo visto tutto,o così ci è parso,
e chi non ha avuto gli occhi, a sud, ne ha sentito l'odore,
troppo vicini per non sentirne il pianto.

Alcuni di notte,si svegliano dal sonno, sentono decollare gli aerei,
il cherosene odora di morte,lascia posticcia una scia di terrore
diverso tempo dopo la calma del silenzio.

Cammino le strade dei primi soli di Marzo,con il cuore nero di petrolio,
fatico a gioire intimamente dei baci,e delle carezze,

ho cercato di distrarmi avanti al mare,ma era troppo presto per il bagno,
ogni cosa ha il suo tempo,mi ripeto come un manthra.

così, cammino le strade polverose della colpa,del peccato originale,
L'umanità è la legge del profitto,il migliore di noi ha radici lontane 
innestate nel sangue.

i miei passi hanno il suono del fucile,i miei gesti,
avidi, larghi, di conquista,mio malgrado, temono l' imminente recessione,

allora mi fermo un istante avanti al mare come se fosse l'universo,
sgrano gli occhi all'orizzonte,nudo,

mi lascio avvolgere dal vento caldo del deserto,
e aspetto che ritorni ancora Primavera.

Di Michele Cristiano Aulicino o se preferisci Bibappa Lula.

sabato 19 marzo 2011

la solitudine mi aggrazia il passo

la solitudine mi aggrazia il passo,
guadagno lo spazio senza contare il tempo,
la macchina è soltanto una stanza sull’asfalto.

la vita mi rigetta oltre la misura,
sogno, vivendo, la nostalgica melodia del ritorno,
ovunque mi trovi divento pensiero del pensiero,
la mia forma organica,poi,
mi tradisce come un crampo,
riporta il mio sguardo alla strada
e rossi si infiammano le luci degli stop
astigmatici,sfumano oltre la  pioggia
verticali come lance stagliate verso il cielo.

ritorno dalle terre del cuore vittorioso e vinto
ho sporcato le parole con il vino senza alcuna ebbrezza
in ogni bocca c’è un vuoto 
in ogni mano c’è un segno
in ogni nome un ricordo,

tutto si sversa all’infinito nella vita,
come un vuoto si infrange sopra  un altro  vuoto,
e questo vuoto riempie l’universo.

giovedì 10 marzo 2011

SITA


SITA



L' autobus che porta a napoli,parla la mia lingua.

Gli studenti fuoricorso leggono i giornali del mondo..

Le belle ragazze ,

buffe si difendono con smorfie sexy

troppo acerbe per essere credibili…

I più giovani spesso portano chitarre

e come me ,in un tempo futurista,

discutono di tecniche,bramano velocità…

C'è sempre uno sguardo più profondo,

Si perde anonimo al di là del finestrino,

Placido,non interroga nè regala sospiri…

Le cose belle cercano spazio,

Trovano solitudini.

martedì 8 marzo 2011

Possa la mia voce un giorno....

le mie prole
risiuoneranno un giorno
come questi tasti
suonano tra le ceramiche
del mio cesso.

la mia voce
si infrangerà,
con accento marcato
come musica
che sgorga metallica
da un vecchio
catodico,

parlerà delle mie cose
e delle vostre,
allevierà le mie pene
e le vostre,
come una brezza inaspettata
tra le crudeli  fiamme
dell'bitudine.

mi sorprenderò
un giorno
senza alcuna modestia,
e non sarò poi più contento
di adesso,
mentre siedo sul cesso
a dare aria ai pensieri.

possa la mia voce ascoltare
sempre il mio canto,
e poi un giorno
puro come una vecchia baldracca
spegnersi,
come il sorriso stretto
di chi ha dato tutto,
e preso, sempre,
senza aver mai dovuto chiedere.

mercoledì 2 marzo 2011

Gli amici che si sposano. ( per M.&T)

gli amici che si sposano
sono  azzurri che si incontrano,
 desideri
che si fanno aria,
è la semina matura
 che si fa strada.
La promessa
vale almeno quel sorriso, 
una firma
odora d’infinito,
se la mano, ferma,
esita d’amore,
sotto i venti incerti
 del destino.
nobile  è 
il futuro,
è  il sorriso
    più sincero.
Il mercoledì e la diabolica,umana capacità del perseverare
i fuochi di babilonia
non mi danno tregua,
risuonano dentro la mia anima
come i vecchi falò di San Giuseppe,
ma,tolgono il sorriso di bocca
e forse un giorno mi toglieranno il pane.
Ho dato al mio peccato originale
il nome del più infido dei demoni,
Occidente.
Per quanto i confini
siano carta velina,
ho il  piede mancino
inchiodato per il collo
alle mie strade,
viaggiare è soltanto una maniera per conoscere,
la curiosità ci porterà alla morte,
dopo aver assaporato l’inevitabile 
solitudine della libertà.
L’oriente brucia 
come il mio stomaco 
di lundì mattina,
brucia e fa pensare.
Tutti gli errori intelligenti
ci pongono domande…
intanto, lo stomaco,
come la terra,
brucia e fa pensare…
anche adesso…
di Mercoledì sera.

lunedì 28 febbraio 2011

IL MIO SUD

Il Mio Sud
Il mio sud non si specchia nel mare,
il mio viale d’inverno
pare un autostrada deserta,
è la cresta della duna d’arena,
cementata dal freddo ,
è il sorriso dei tempi che furono.
il vento gelido della montagna
regala brividi di ogni sorta,
a volte un caminetto non basta,
e le voci dei bar,
che parlano la lingua della carta,
non lasciano troppo spazio
al desiderio.
la birra innaffia le parole
addobba gli alberi del viale,
mitiga il sorriso.
la notte
siamo ebeti nel paese dei balocchi,
ma,nessuna fata all’orizzonte.
perfino la musica si assottiglia
sotto il rumore delle carte,
niente qui ti regala poesia,
nel mio sud,
si paga tutto a caro prezzo.

domenica 27 febbraio 2011

Randagi

Randagi
Le nuvole passano lente,
Lasciano odore di ferro,
bruciano gli ultimi rossori Del cielo,
Poi si infrangono morbide,
smarrite si abbandonano,
all’idea gelida
di quei venti di terra
che tagliano per metà il viso,
per metà il cuore.
Mentre la notte illumina Il passo cieco del destino,
Le felicità esplodono Euforiche
per un arrivederci,

i lampioni ci rendono gli onori delle armi,
mentre il Papa recita l’ultmo angelus
della nostalgia…
Come cani
aspettiamo,
a quattro zampe
orecchie tese,
Avanti alla metafisica
Macelleria della vita.

venerdì 25 febbraio 2011

Tripolitania

Tripolitania
Tripolitania
lettere che suonano come un cancro,
un’eco nella carne giovane di speranza
istanti prima del massacro.
vecchie voci metalliche
si levano dal grammofono dei ricordi…
il mio sdegno non guarisce,
non allevia le ferite delle madri.
Tripolitania,
titola il teatro del delirio,
la spiaggia è un deserto di carne,
l’ombrellone piantato nelle viscere
pesa quanto il piombo,
l’ombra
rinfresca la sabbia,
nasconderebbe il sangue,
escluderebbe il sole.
Anche il Libeccio abdiga,
rinnega qualsiasi idea di surf.

lunedì 21 febbraio 2011

Sul Viaggio

Sul Viaggio
muoversi è pensare
oltre il pensiero.
così, 
ogni viaggio
presuppone 
attese,
ritorni,
nuovi desideri.
La stazione è il ventre materno,
l’anonimato è un padre gentiluomo.
Compro un giornale idipendente,
bestemmio!
una bottiglia d’acqua gassata,
bevo,
dei biscotti salati,
mangio,
un pacco di chewingum senza zucchero,
gentilezze,
il miglior modo per strappare un sorriso.
L’abisso che mi abita,
quando il posto è libero,
siede di fianco al finestrino,
guarda il mare.
A volte mi fissa per ore
senza fiatare,
poi, d’un tratto,
racconta…
io ascolto sempre con minuzia,
che le cose oscure 
mi dissero,
parlano la lingua degli dei…
e se anche fosse  un sogno,
non mi tuberebbe,
che la verità,
l’architettura insegna,
è solo il punto,
 in croce
di un un riferimento.